mercoledì 28 aprile 2010

"Claire Lalone" di Grace Paley
La madre di mio marito viveva in Florida, sulla costa sabbiosa di un piccolo lago, nel cuore di un aranceto che in qualche modo assomigliava al disegno di un bambino, tutto color sabbia, con qualche occasionale stelo d'erba verdissima che si piegava qua e là. Stava morendo e voleva fare alcune domande sulla vita. Le potevamo parlare solo a pranzo-brevemente-e, più tardi, a cena. Non mangiava molto, ma era il momento della giornata in cui aveva un po' di forze, che dedicava a noi.
Una sera, a cena, mi chiese del movimento di liberazione delle donne.Lei e la sua migliore amica ( anche lei molto malata) ne avevano parlato. Disse che pensava che avrei potuto sapere qualcosa al riguardo. Com'era? Significava che ci sarebbero state donne avvocato?
Sì.
Avrebbero lavorato anche le donne?
Oh, certamente, dissi.
Le donne, sarebbero state pagate tanto quanto gli uomini? Era questa, l'idea?
Una delle tante, risposi. Almeno , avrebbero avuto lo stesso stipendio.
Le donne si sarebbero finalmente liberate degli uomini che le comandano a bacchetta?
Con un po' di fortuna, dissi, anche se sarebbe stata necessaria un'enorme quantità di tempo, poiché la cosa avrebbe richiesto agli uomini molti cambiamenti.
Oh, non gli piacerà per nulla, disse lei. E la gente, avrebbe amato le figlie femmine tanto quanto i figli maschi?
Forse di più, risposi convinta.
Anche questo non è giusto, commentò con perspicacia.
Ma questo non è tutto, aggiunsi. La maggior parte delle donne del movimento non voleva un pezzo della torta degli uomini. Pensavano che quella era una torta piuttosto velenosa, tossica, piena di armi, gas velenosi, e ogni tipo di ignobile porcheria: non ne volevano neanche una fetta di quella torta.
Era stanca. E' moltissimo, disse. Poi andò di sopra, a dormire.
La mattina seguente, ci stupì. Scese per la colazione. Non ho dormito, disse. Sono stata sveglia tutta la notte a pensare a quello che mi hai detto. Vedi, continuò, in tutta la mia vita non c'è una cosa che io non abbia fatto per compiacere un uomo. Mettermi in ghingheri, uscire, accettare un lavoro, lasciarlo, andare a casa o andarmene. Perfino stare zitta o dire qualcosa di gentile, cose così. Vedi, sono stata sveglia tutta la notte a pensare a te, ma specialmente a quelle giovani donne. Non riuscivo a smettere di pensare alle vite meravigliose che avranno.

Long Walks and Intimate Talks, 1991
da Grace Paley, L'importanza di non capire tutto, Einaudi 2007
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giovedì 22 aprile 2010

mercoledì 14 aprile 2010

"Perché questo è il gioco.
Bisogna comprendere gli altri anche nel momento in cui ti
stanno uccidendo.
Senza mai sottovalutare la forza sbilenca dell'ironia"
Paolo Sorrentino, Hanno tutti ragione