mercoledì 24 giugno 2009

Forse la peggiore offesa che possiamo fare a qualcuno, è l'offesa che facciamo all'adolescente che siamo stati. Quando c'era un po' di ingenuità, strappata al realismo punitivo e mortificante degli adulti. I quali, poverini, avevano i loro problemi e poi erano stati adolescenti anche loro, quindi ,adesso che adulti siamo anche noi, non possiamo nemmeno appellarci, un po' rabbiosi, a quella nostra innocenza. Che era curiosità, anche ignoranza ( ma dall'ignoranza e dalla voglia di sapere parte la curiosità ) ma non erano tanto contenti, i grandi, che noi volessimo conoscere: eppure ci mandavano a scuola. Perchè mai? Perchè non volevano che conoscessimo e perchè ci mandavano a scuola? Com'è, d'altra parte, che non riusciamo più ad arrabbiarci, che ci vergognamo, che le nostre ribellioni ci sembrano stupide e senza senso? Ci dispiace, ci dispiace di quegli adolescenti che siamo stati e di quei grandi che non ci capivano. Ora siamo noi a non capire più, eppure fino a poco tempo fa ci sembrava di potere stendere una mano e potere stringere la mano di quelli che eravamo allora. Adesso non sappiamo più se siamo tutti uguali ( ma gli uomini sì, sono tutti uguali) o se siamo anche un po' diversi, se le letture, i film e le arti varie ci hanno deformato il cervello, se avevano sempre ragione loro ( i grandi) e noi fiutavamo qualcosa nell'aria e niente ci bastava: ma fiutavamo la vita, quella che ci stava intorno, quella che i grandi conoscevano e che ci negavano. Noi non volevamo aspettare e , nello stesso tempo, avevamo paura. Nel mio caso, c'era la voglia di vivere ( e chi non l'aveva?) , ce n'era anche troppa ma la curiosità non è stata soddisfatta: non ho imparato niente, niente che mi insegnasse a vivere bene. Con tanto rispetto per i credenti, l'unica cosa che so ( fino a quando?) è che non credo in Dio. Non per delusione o per disperazione . E' l'unica timida conquista dell'adolescenza rispetto al mondo dei grandi, la cui fede allora mi irritava, ora mi intenerisce. Perciò non può esserci rabbia. C'è, invece, la perdita dell'innocenza. Non c'è un Dio che ti guida, non c'è un Dio da seguire , a cui chiedere aiuto, a cui chiedere perdono, a cui chiedere "perchè mi hai abbandonato?".C'è, talvolta, la miseria umana , più avvilente di tante cose che mi facevano paura. Beati quelli che hanno coraggio, che hanno forza, beati anche quelli che sanno illudersi per tutta la vita, beati i cuori semplici, se esistono davvero,beati quelli che sanno scegliere, beati quelli che non hanno bisogno della psicanalisi, degli antidepressivi, quelli che non si inventano tormenti, beati quelli che non hanno dubbi, che ci sembrano cinici ma sanno semplicemente vivere e, forse, se dovessero correre per salvare qualcuno, lo farebbero e non perchè credono in Dio, non per questo, beati quelli che non hanno corazze, che camminano disarmati nel mondo, beati anche quelli che hanno dubbi e sanno scegliere una strada quando sono al bivio e sanno scegliere la strada giusta. Beati quelli che non scrivono ma vivono.

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