mercoledì 30 aprile 2008


Ho finito da poco di leggere una raccolta di interviste a Stanley Kubrick ( "Non ho risposte semplici"): raccoglie interviste dal 1959 al 1987. Per chi è curioso di conoscere meglio la personalità di K. è una lettura abbastanza soddisfacente, sia per quanto riguarda, in senso stretto, la sua idea di cinema, sia per cogliere tratti più veritieri della sua dimensione interiore (al di là delle varie leggende ). Tra gli aspetti interessanti: la sua ammirazione per il cinema di Chaplin ( come cinema di contenuti ) rispetto al cinema di Ejzenštein ( cinema di stile , girato in modo meraviglioso ma "sciocco" per quanto riguarda i contenuti ), la dichiarata predilezione per soggetti preesistenti , cioè romanzi, racconti , insomma testi che, per particolari tematiche, attirassero la sua attenzione, l'importanza riconosciuta al montaggio, come caratteristica specifica del lavoro cinematografico, la convinzione che all'uomo fosse possibile, attraverso tecniche di ingegneria genetica, raggiungere l'immortalità, collegata alla sua opinione che molti dei problemi della condizione umana derivino dalla consapevolezza della mortalità; l'idea che l'opera d'arte, in genere, debba essere sempre "euforizzante e mai deprimente", capace di stupire e di rendere la vita " più piacevole o più sopportabile". Per concludere, una citazione: "Trovo che i film di Frank Capra siano meravigliosi. E vorrei che la vita fosse come uno qualsiasi di essi. E vorrei che tutti fossero come Jimmy Stewart. Ma non è così "( Stanley Kubrick ).


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