giovedì 26 febbraio 2009

mercoledì 25 febbraio 2009


La capacità di provare ancora stupore è essenziale nel processo della creatività.
Donald W. Winnicott (psicoanalista)

Dalle Vignette di ArcoirisTV

martedì 24 febbraio 2009


Dopo la visione di un ottimo film, che fa molto riflettere sui temi del sogno e della realtà, del conformismo e della voglia di vivere ( quando si perde), "Revolutionary Road", tratto dall'omonimo libro dello scrittore americano Richard Yates, mi sento di lasciare la parola a Mereghetti ( il critico), con cui mi trovo d'accordo e che dice qualcosa meglio di me, soprattutto nella parte finale della sua recensione , che trascrivo:"Per lasciare nello spettatore la sensazione di aver visto non solo la storia di un matrimonio che naufraga, ma la vicenda senza tempo di un uomo e di una donna che non hanno la forza di fare, insieme e ciascuno per conto proprio, quella rivoluzione a cui allude il titolo del film e che è la scommessa di ogni essere umano: trasformare i sogni in realtà. Che non vuol dire semplicemente lasciare la asfittica provincia americana degli anni Cinquanta per Parigi, ma al contrario smettere di sognare gratis e sporcarsi le mani con la realtà. Per trasformare anche il viale di una linda villetta nei sobborghi di New York in una vera Revolutionary Road: imperfetta, ma diversa da ogni altra."
Da Il Corriere della Sera, 30 gennaio 2009

mercoledì 18 febbraio 2009


"Il sol dell'avvenire" è un film documentario di Gianfranco Pannone: un gruppo di amici rievoca un'esperienza vissuta tra la fine degli anni sessanta e gli inizi degli anni settanta, a Reggio Emilia, quando si formo' in un appartamento ( perciò si parla dei "ragazzi dell'Appartamento") una specie di comune, in cui si raccoglievano giovani delusi dal Partito Comunista, soprattutto da quello che vivevano come il tradimento dell'ideale rivoluzionario, che aveva alimentato una delle anime della Resistenza, quella insurrezionale. Alcuni di quei ragazzi, di lì a poco, entrarono a far parte delle brigate rosse, altri preferirono la militanza nel Partito Comunista. Insomma seguirono percorsi diversi, anche molto lontani, pur partendo da questo sfondo comune di delusione e di tensioni irrisolte, che aveva caratterizzato l'atmosfera sociale e politica post-resistenziale soprattutto in quell'area geografica.Nel documentario si ritovano a visitare i luoghi in cui avevano elaborato i loro progetti politici due ex brigatisti, un sindacalista, un militante del Partito Democratico: ognuno ricorda le proprie posizioni del passato, esprime ripensamenti, autocritiche, in modo più o meno profondo, come consente , credo, il grado più o meno avanzato di coscienza. Si tratta di vicende complesse, di episodi dolorosi da ricordare, di posizioni estreme, che non si possono rimuovere nè personalmente nè come parte di una collettività. Accanto ai quattro ,ma in posizione autonoma,compare Adelmo Cervi, figlio di uno dei fratelli Cervi, che si avvicinò all'esperienza dell'Appartamento, continuando però la sua militanza nel PCI. Altre interviste completano il quadro e contribuiscono a conoscere meglio lo scenario complicato e con radici storiche anche lontane nel tempo da cui è nato il terrorismo italiano.Questo è probabilmente il pregio maggiore del documentario, cioè un valore di ricostruzione e di testimonianza da non liquidare ( come ho letto da qualche parte, dopo la visione del film) con l'accusa di superficialità.Ci vuole coraggio per raccontare quegli anni e molti non l'hanno avuto, rifiutando di farsi intervistare. E' difficile dire se per pudore, per rispetto delle vittime del terrorismo o per altro ancora. Certo che quei giovani che si riunivano in quell'appartamento hanno percorso strade diverse e quelli che hanno scelto la strada della lotta armata hanno il diritto e il dovere di rendere nota la loro storia.

martedì 17 febbraio 2009


Un bel film di Ron Howard sulle interviste del giornalista televisivo David Frost all'ex-presidente degli Stati Uniti Richard Nixon: un corpo a corpo verbale, combattuto "senza esclusione di colpi" , tra due personalità che non accettano di essere perdenti.L'ultima intervista sarà decisiva, perchè alla fine, si sa, solo uno dei due pugili può andare al tappeto: così Nixon sarà costretto a congedarsi dal pubblico e dal popolo americano con l'ammissione dei suoi "errori", anzi del suo coinvolgimento consapevole e deliberato nella vicende di spionaggio ai danni degli oppositori del governo.La televisione e il caso Watergate :il brillante e vanitoso conduttore di programmi televisivi disimpegnati tentenna, barcolla , sbaglia domande ma riesce ad inchiodare il cinico Nixon, giocando il suo stesso gioco, "senza esclusione di colpi", come lo stesso ex-presidente gli aveva proposto. Tutti e due hanno momenti di debolezza ( di "umanità"), quando si sentono o credono di essere battuti, tutti e due si rialzano e tentano di parare i colpi e di assestarli, tutti e due, però, propongono discutibili immagini di sè: il giornalista, con il suo sorriso a denti spiegati, gli abiti alla moda, l'obiettivo di una sempre maggiore visibilità,la sostanziale indifferenza verso il valore politico e sociale della sua stessa battaglia mediatica, l'ex-presidente con il suo atteggiamento falsamente condiscendente ( quando si sente ancora sicuro) che diventa pungente e sarcastico ( quando deve colpire l'avversario), con la sua avidità di guadagno ( accetta di essere intervistato purchè le interviste gli vengano pagate ad un prezzo molto alto), con la sua concezione della politica come impunità, affermazione strettamente personale, mezzo per emergere a tutti i costi ( se necessario mentendo, se necessario ricorrendo all'illegalità, se necessario tradendo la fiducia dei cittadini). E' un film in cui contano molto i dialoghi e i primi piani: molto bravi sia Langella ( Nixon) che Sheen ( Frost).

mercoledì 11 febbraio 2009


Sono coloro che non riflettono, a non
dubitare mai. Splendida è la loro digestione,
infallibile il loro giudizio.
Non credono ai fatti, credono solo a se stessi.
Se occorre, tanto peggio per i fatti.
La pazienza che han con se stessi
è sconfinata. Gli argomenti
li odono con gli orecchi della spia.

Con coloro che non riflettono e mai dubitano
si incontrano coloro che riflettono e mai agiscono.
Non dubitano per giungere alla decisione, bensì
per schivare la decisione. Le teste
le usano solo per scuoterle. Con aria grave
mettono in guardia dall'acqua i passeggeri dl navi che affondano.
Sotto l'ascia dell'assassino
si chiedono se anch'egli non sia un uomo.

Dopo aver rilevato, mormorando,
che la questione non è ancora sviscerata vanno a letto.
La loro attività consiste nell'oscillare.
Il loro motto preferito è: l'istruttoria continua.

Certo, se il dubbio lodate
non lodate però
quel dubbio che è disperazione!
Che giova poter dubitare, a colui
che non riesce a decidersi!
Può sbagliare ad agire
chi di motivi troppo scarsi si contenta!
ma inattivo rimane nel pericolo
chi di troppi ha bisogno.

da "Lode del dubbio" di Bertolt Brecht