"Il sol dell'avvenire" è un film documentario di Gianfranco Pannone: un gruppo di amici rievoca un'esperienza vissuta tra la fine degli anni sessanta e gli inizi degli anni settanta, a Reggio Emilia, quando si formo' in un appartamento ( perciò si parla dei "ragazzi dell'Appartamento") una specie di comune, in cui si raccoglievano giovani delusi dal Partito Comunista, soprattutto da quello che vivevano come il tradimento dell'ideale rivoluzionario, che aveva alimentato una delle anime della Resistenza, quella insurrezionale. Alcuni di quei ragazzi, di lì a poco, entrarono a far parte delle brigate rosse, altri preferirono la militanza nel Partito Comunista. Insomma seguirono percorsi diversi, anche molto lontani, pur partendo da questo sfondo comune di delusione e di tensioni irrisolte, che aveva caratterizzato l'atmosfera sociale e politica post-resistenziale soprattutto in quell'area geografica.Nel documentario si ritovano a visitare i luoghi in cui avevano elaborato i loro progetti politici due ex brigatisti, un sindacalista, un militante del Partito Democratico: ognuno ricorda le proprie posizioni del passato, esprime ripensamenti, autocritiche, in modo più o meno profondo, come consente , credo, il grado più o meno avanzato di coscienza. Si tratta di vicende complesse, di episodi dolorosi da ricordare, di posizioni estreme, che non si possono rimuovere nè personalmente nè come parte di una collettività. Accanto ai quattro ,ma in posizione autonoma,compare Adelmo Cervi, figlio di uno dei fratelli Cervi, che si avvicinò all'esperienza dell'Appartamento, continuando però la sua militanza nel PCI. Altre interviste completano il quadro e contribuiscono a conoscere meglio lo scenario complicato e con radici storiche anche lontane nel tempo da cui è nato il terrorismo italiano.Questo è probabilmente il pregio maggiore del documentario, cioè un valore di ricostruzione e di testimonianza da non liquidare ( come ho letto da qualche parte, dopo la visione del film) con l'accusa di superficialità.Ci vuole coraggio per raccontare quegli anni e molti non l'hanno avuto, rifiutando di farsi intervistare. E' difficile dire se per pudore, per rispetto delle vittime del terrorismo o per altro ancora. Certo che quei giovani che si riunivano in quell'appartamento hanno percorso strade diverse e quelli che hanno scelto la strada della lotta armata hanno il diritto e il dovere di rendere nota la loro storia.
mercoledì 18 febbraio 2009
"Il sol dell'avvenire" è un film documentario di Gianfranco Pannone: un gruppo di amici rievoca un'esperienza vissuta tra la fine degli anni sessanta e gli inizi degli anni settanta, a Reggio Emilia, quando si formo' in un appartamento ( perciò si parla dei "ragazzi dell'Appartamento") una specie di comune, in cui si raccoglievano giovani delusi dal Partito Comunista, soprattutto da quello che vivevano come il tradimento dell'ideale rivoluzionario, che aveva alimentato una delle anime della Resistenza, quella insurrezionale. Alcuni di quei ragazzi, di lì a poco, entrarono a far parte delle brigate rosse, altri preferirono la militanza nel Partito Comunista. Insomma seguirono percorsi diversi, anche molto lontani, pur partendo da questo sfondo comune di delusione e di tensioni irrisolte, che aveva caratterizzato l'atmosfera sociale e politica post-resistenziale soprattutto in quell'area geografica.Nel documentario si ritovano a visitare i luoghi in cui avevano elaborato i loro progetti politici due ex brigatisti, un sindacalista, un militante del Partito Democratico: ognuno ricorda le proprie posizioni del passato, esprime ripensamenti, autocritiche, in modo più o meno profondo, come consente , credo, il grado più o meno avanzato di coscienza. Si tratta di vicende complesse, di episodi dolorosi da ricordare, di posizioni estreme, che non si possono rimuovere nè personalmente nè come parte di una collettività. Accanto ai quattro ,ma in posizione autonoma,compare Adelmo Cervi, figlio di uno dei fratelli Cervi, che si avvicinò all'esperienza dell'Appartamento, continuando però la sua militanza nel PCI. Altre interviste completano il quadro e contribuiscono a conoscere meglio lo scenario complicato e con radici storiche anche lontane nel tempo da cui è nato il terrorismo italiano.Questo è probabilmente il pregio maggiore del documentario, cioè un valore di ricostruzione e di testimonianza da non liquidare ( come ho letto da qualche parte, dopo la visione del film) con l'accusa di superficialità.Ci vuole coraggio per raccontare quegli anni e molti non l'hanno avuto, rifiutando di farsi intervistare. E' difficile dire se per pudore, per rispetto delle vittime del terrorismo o per altro ancora. Certo che quei giovani che si riunivano in quell'appartamento hanno percorso strade diverse e quelli che hanno scelto la strada della lotta armata hanno il diritto e il dovere di rendere nota la loro storia.
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