"La completa capacità di amare, di godere, di lavorare": questa "dovrebbe" essere la formula che definisce la "salute" di una persona. Esistono persone al mondo che realizzano, almeno per periodi abbastanza lunghi della vita, questa completezza? Credo di sì e non penso che si tratti di fortuna o di capacità di accontentarsi. E' qualche altra cosa. Forse è spirito critico, è una forma di intelligenza che non ha molto a che fare con l'intelligenza astratta ( se così fosse coinciderebbe con il cinismo e non ci sarebbe amore). Non l'indifferenza, non la cecità, non l'ignoranza. Ci chiedevamo se è preferibile vedere e soffrire che non vedere e non soffrire: ma chi vorrebbe soffrire se gli fosse concesso di non soffrire? La sofferenza di un bambino è quasi sempre pura, come quella dell'adulto che ritorna bambino , indifeso, stupito. Le parole sono preziose quando sono sincere, se non sono sincere le parole sono inutili, sono come la perversione di un dono, come una risorsa sciupata. Di quali cose si potrebbe parlare? Di qualsiasi cosa purchè se ne parli con onestà: onestà è una splendida parola, senza onestà non si può vivere. Onestà sembra una parola moralistica ma non lo è, è una parola morale.
Per esempio:" Quanto di più bello c'è nella vita consiste nel dare espressione alle proprie forze, e non già con uno scopo ma per amore dell'atto in sè. Già, neppure l'amore ha scopo, al contrario di quanto dicono molti, secondo i quali scopo dell'amore è di condurre alla soddisfazione sessuale o al matrimonio, fare figli e costruirsi una vita borghesemente normale. Ma è proprio per questo che l'amore anche oggi è tanto raro- l'amore senza scopo, voglio dire quello in cui tutto ciò che importa è l'atto dell'amore in sè, dove dunque a svolgere il ruolo decisivo è l'essere, non già il consumare : l'autoespressione dell'individuo, la manifestazione delle sue facoltà. Ma un amore così intenso mal si concilia con una cultura come la nostra, volta esclusivamente a obiettivi esteriori, al successo, alla produzione e al consumo: a tal punto , anzi, che non ci si rende più conto che è possibile. Anche la conversazione, o è una merce, oppure si conversa per accapigliarsi...Ma un vero dialogo non è nè una conversazione nè un duello: è uno scambio. E non si tratta di stabilire chi ha ragione e chi ha torto, e non importa neppure che quello che vien detto sia di straordinaria importanza. Importa che sia autentico. Facciamo un piccolo esempio: due persone, due colleghi, se ne vanno a casa ; supponiamo che siano due miei colleghi psicoanalisti, e uno dice all'altro:'Sono piuttosto stanco'. Risponde l'altro:' Anch'io'. Può sembrare molto banale, ma non lo è: i due si sono dedicati alla stessa attività, e ognuno quindi sa quanto stanco sia l'altro, sicchè la loro è un'autentica comunicazione umana:' Siamo tutti e due stanchi, e ciascuno di noi due sa quanto lo siamo'. E' ben più di un dialogo tra due intellettuali che attacchino a discutere con grandi paroloni delle ultime teorie, e in realtà fanno semplici monologhi, senza nessun vero contatto". Erich Fromm, L' amore per la vita.
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