"I veri futuri 'ribelli' letterari in questo paese potrebbero benissimo emergere come uno strano gruppo di antiribelli, guardoni nati che osano in qualche modo rifiutare il ruolo di spettatori ironici , e che abbiano l'infantile faccia tosta di essere sostenitori e rappresentanti di una serie di principi privi di doppi sensi. Che semplicemente si occupino dei problemi e delle emozioni poco trendy della vita quotidiana americana con rispetto e con convinzione. Che rifuggano dall'artificiosità, da quella forma di stanchezza annoiata che fa tanto 'in'. Questi antiribelli sarebbero fuorimoda, sarebbero sorpassati, chiaramente ancor prima dell'inizio. Morti in partenza. Troppo sinceri. Palesemente repressi. Retrogradi, antiquati, ingenui, anacronistici. Forse sarà proprio quello il punto. Forse è proprio questa la ragione per cui saranno i veri ribelli del futuro. Perchè i veri ribelli , per quanto ne so, sono pronti alla disaprovvazione. I vecchi rivoltosi postmoderni rischiavano 'Ooh' scandalizzati e gridolini di orrore: shock, disgusto, indignazione, censura, accuse di comunismo, anarchismo, nichilismo. Oggi i rischi sono diversi. I nuovi ribelli potrebbero essere artisti pronti a rischiare lo sbadiglio, gli occhi al cielo, il sorriso di sufficienza, le strizzatine d'occhio, la parodia dei fini umoristi, i 'Dio mio quant'è banale'. A rischiare di essere accusati di sentimentalismo, di melodrammaticità. Di eccessiva sprovvedutezza. Di debolezza. Di essere ben disposti a farsi fregare da un mondo di spioni e guardoni che temono lo sguardo e il ridicolo altrui più di una condanna ai lavori forzati. Chissà. Oggi gli scrittori giovani più impegnati sembrano davvero arrivati a una specie di ultimo estremo capolinea. Immagino che ciò significhi che dobbiamo trarre tutti le nostre conclusioni. Che siamo costretti a farlo. Non fate i salti di gioia?".David Foster Wallace,E unibus pluram:gli scrittori americani e la televisione (1990)

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