mercoledì 25 marzo 2009


Sul "pappagallo". Tratto da Wikipedia

Così come le gazze ed i merli indiani, anche numerose specie di pappagalli sono famose per questa abilità sonora, che molto colpisce la curiosità umana. I più abili parlatori sono i pappagalli cenerini (Psittacus erithacus), ma anche le Ara (Ara macao) più grandi. Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che questi uccelli riescono a riprodurre, con discreta facilità, numerose consonanti e vocali umane a causa dell'assonanza di queste con alcune loro "sillabe" utilizzate nei loro versi naturali. Tuttavia, in natura tendono a non imitare nessun verso a loro sconosciuto: l'imitazione "a pappagallo" sembra derivare, quindi, da un bisogno di attenzioni dovuto allo stato di cattività e dall'affetto che si instaura tra l'esemplare e l'allevatore o la figura umana percepita più vicina. Infatti, le vocalizzazioni si fanno più frequenti quando gli umani si allontanano o viceversa dimostrano attenzione: il pappagallo percepisce queste diverse situazioni ed emette suoni per attirare attenzioni, compagnia ed affetto. Nei primi anni 2000 grande rumore si creò intorno ad Alex (http://www.alexfoundation.org/), un esemplare di Cenerino che sembrava possedere, oltre ad un notevole vocabolario umano in lingua inglese, una buona comprensione alle domande poste.

martedì 24 marzo 2009

Ho letto che è morto suicida, ieri, il figlio di Sylvia Plath, Nicholas Hughes. Aveva 47 anni, era stato professore di oceanografia, da un po' si dedicava alla ceramica, viveva in Alaska. Non credo al destino, penso che siamo noi a costruire la nostra vita, con il concorso delle circostanze : scelte, occasioni colte al volo o perdute, ambizioni sbagliate, rinunce, conquiste, falsi ideali, miti, intelligenza, profondità di sentire, superficialità, conformismo, coraggio, paura, viltà, alibi, negazioni e così via. Mi ricordo, comunque, che quando leggevo del suicidio di Sylvia Plath, pensavo al gelo che la circondava. Non ricordo il mese ma certo era inverno, faceva un grande freddo, era sola con in suoi due bambini, Frieda e Nicholas. Pensavo a quel freddo, ai due bambini che dormivano nell'altra stanza, senza sapere niente di quello che succedeva e , del resto, non avrebbero nemmeno potuto capirlo allora. Pensavo al fatto che lei, in un certo modo, con certi gesti che aveva fatto, aveva cercato anche di metterli in salvo, per esempio lasciando la colazione pronta, mi sembra. Per loro la vita continuava, lei credeva che sarebbe continuata bene per loro. Penso proprio che li amasse. Non so se amasse anche altro della vita, credo di sì.Non si accontentava? Era stata oppressa dalla madre? E il padre? Era troppo ambiziosa ? Non riusciva a conciliare gli opposti, a smorzare gli estremi? Le sue poesie sono scritte in un un linguaggio difficile, sono piene di simboli, di parole dure, spesse, non c'è gioia in quelle poesie, non era una poetessa della gioia di vivere. Il figlio, che allora era piccolissimo, era intanto diventato un uomo: dicono pieno di entusiasmo e di innocenza. Ci guarda da una foto, ci guardano lui, la sorella e la madre.I bambini sorridono, anche lei sorride, con un sorriso timido. Avrebbe potuto essere una storia semplice, niente poesia (?), un'altra poesia, insomma un'altra storia. Nesuna notizia sui giornali o altre notizie:un premio, una festa, una conferenza o nemmeno questo. Lei però era, e lo era, una poetessa. Non avrebbe dovuto esserlo? Chi era Ted Hughes , suo marito? Infatti c'è anche il problema dei suoi rapporti con questo marito- poeta che la tradiva e magari anche questo avrà avuto la sua importanza, più grande di quanto possiamo immaginare.Vediamo le vite dal di fuori, facciamo ipotesi, supponiamo, poi siamo tutti uguali ma non lo siamo allo stesso modo.Ho letto una poesia di Frieda, in cui parla della madre che le viene rubata dagli sguardi che indagano su di lei, penetrando perfino nelle sue viscere per toglierle i segreti, gente che si fa domande su quella che per lei era sua madre. Perciò adesso altre domande su Sylvia Plath, sui suoi figli, su Nicholas, che era Nicholas.

venerdì 20 marzo 2009

“Morire è amaro e cocente, ma l’idea di dover morire senza essere vissuti è intollerabile”. Erich Fromm



giovedì 12 marzo 2009

"Assenza" di Wislawa Szymborska

C'è mancato poco
che mia madre sposasse
il signor Zbigniew B. di Zdun'ska Wola.
e se mai fosse nata una figlia-non sarei
stata io.
Forse una dotata di più memoria per volti e
nomi,
e melodie udite una volta soltanto.
infallibile nel riconoscere ogni uccello.
Con voti eccellenti in chimica e fisica,
e più scarsi in polacco,
ma che di nascosto avrebbe scritto poesie
subito molto più interessanti delle mie.

C'è mancato poco
che mio padre intanto sposasse Jadwiga R. di zakopane.
E se mai fosse nata una figlia- non sarei
stata io.
Forse una più ostinata nell'averla vinta.
Una che salterebbe senza paura nell'acqua
fonda.
Propensa a subire le emozioni della folla.
Vista di continuo in più luoghi
contemporaneamente,
ma di rado su un libro, molto spesso in
cortile
a giocare a pallone insieme ai ragazzini.

Forse si sarebbero perfino incontrate
nella stessa scuola e nella stessa classe.


Ma senza fare coppia,
nessuna parentela,
e nella foto di gruppo ben distanti.

Ragazzine, mettetevi qui
- avrebbe detto il fotografo-
quelle più basse davanti, quelle più alte
dietro.
E al mio segnale fate un bel sorriso.
Ma prima contatevi,
ci siete tutte?

- Sì, signore, tutte.

mercoledì 11 marzo 2009

W. Szymborska

Consolazione

Darwin.
Si dice che per rilassarsi leggesse romanzi.
Ma avesse le sue esigenze:
dovevano essere a lieto fine.
Se gliene capitava uno differente,
lo gettava con furia nel fuoco.

Vero o no che sia-
sono propensa a crederci.

Percorrendo con la mente tanti spazi e tempi
aveva visto così tante specie estinte,
tali trionfi dei forti sui più deboli,
così grandi sforzi di sopravvivenza,
prima o poi inani,
che almeno dalla finzione
e dalla sua microscala
aveva diritto di aspettarsi l'happy hand.


E quindi per forza: un raggio che sbuca
dalle nuvole,
gli amanti di nuovo insieme, i casati
riconciliati,
i dubbi dissipati, la fedeltà premiata,
i beni recuperati, i tesori dissotterati,
i vicini pentiti del loro accanimento,
la reputazione resa, la cupidigia smascherata,
le vecchie zitelle maritate con pastori
dabbene,
gli intriganti deportati nell'altro emisfero,
i falsari di documenti scaraventati dalle scale,
i seduttori di vergini di gran corsa all'altare,
gli orfani accolti in casa, le vedove consolate,
la boria umiliata, le ferite sanate,
il figliol prodigo invitato alla mensa,
il calice dell'amarezza vuotato in mare,
i fazzoletti intrisi di lacrime pacificate,
canto e musica per tutti,
e il cagnolino Fido,
smarrito già nel primo capitolo,
corra pure di nuovo per la casa
abbaiando gioioso.































,

martedì 10 marzo 2009


"Se esprimi un desiderio è perché vedi cadere una stella, se vedi cadere una stella è perché stai guardando il cielo, se guardi il cielo è perché credi ancora in qualcosa."
Bob Marley

lunedì 9 marzo 2009

Wislawa Szymborska

L'orribile sogno del poeta

Immagina un po' cosa ho sognato.
All'apparenza tutto è proprio come da noi.
La terra sotto i piedi, acqua, fuoco, aria,
verticale, orizzontale, triangolo, cerchio,
lato sinistro e destro.
Tempo passabile, paesaggi non male
e parecchie creature dotate di linguaggio.
Però quel linguaggio non è di questa Terra.

Nelle frasi domina l'incondizionale.
I nomi aderiscono strettamente alle cose.
Nulla da aggiungere, togliere, cambiare e
spostare.

Il tempo è sempre quello dell'orologio.
Passato e futuro hanno un ambito ristretto.
Per i ricordi, il singolo secondo trascorso,
per le previsioni, un altro secondo
che sta appunto cominciando.

Parole quante è necessario. Mai una di
troppo,
e questo vuol dire che non c'è poesia,
nè filosofia , e neppure religione.
Là simili trastulli non sono previsti.

Niente che si possa anche solo pensare
o vedere a occhi chiusi.

Se si cerca, è ciò che è già lì accanto.
Se si chiede, è ciò per cui c'è una risposta.


Si stupirebbero molto,
se mai sapessero stupirsi,
che da qualche parte esistono motivi di
stupore.


La parola "inquietudine", da loro
considerata oscena,
non oserebbe comparire nel vocabolario.


Il mondo si presenta in modo chiaro
anche nell'oscurità profonda.
si dà a ciascuno per un prezzo accessibile.
Nessuno esige il resto prima di lasciare la
cassa.

Dei sentimenti - la soddisfazione. E nessuna
parentesi.
La vita con un punto al piede. E il rombo delle galassie.


Ammetti che nulla di peggio
può capitare al poeta.
E poi nulla di meglio
che svegliarsi in fretta.

venerdì 6 marzo 2009


Come non disperdersi nel mondo e, nello stesso tempo, non essere fuori dal mondo? Friedrich, Donna alla finestra

giovedì 5 marzo 2009

" Penso che dentro ciascuno di noi, in prossimità di quella frontiera che è la vita adulta, avvenga un distacco, una separazione. L’adolescente che siamo stati, più che trasformarsi, rimane lì, come una specie di Dorian Gray. E, al di là di quella linea d’ombra, continua a guardare (a volte con tenerezza, a volte con ironia, a volte con profonda disperazione) la persona che nel frattempo siamo diventati»."
Carlo D'Amicis
IL SUONATORE JONES

In un vortice di polvere
gli altri vedevan siccità,
a me ricordava
la gonna di Jenny
in un ballo di tanti anni fa.

Sentivo la mia terra
vibrare di suoni
era il mio cuor,
e allora perché coltivarla ancora,
come pensarla migliore.

Libertà l'ho vista dormire
nei campi coltivati
a cielo e denaro,
a cielo ed amore,
protetta da un filo spinato.

Libertà l'ho vista svegliarsi
ogni volta che ho suonato
per un fruscio di ragazze
a un ballo
per un compagno ubriaco.

E poi la gente lo sa,
e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca
per tutta la vita
e ti piace lasciarti ascoltare.

Finì con i campi alle ortiche
finì con un flauto spezzato
e un ridere rauco
e ricordi tanti
e nemmeno un rimpianto. Fabrizio De Andrè

mercoledì 4 marzo 2009


La chiocciola o lumaca: alcuni osservano le lumache, altri le mangiano.C'è un poco di confusione tra le varie specie. Non so quali siano commestibili e quali no. Quella della foto è una chiocciola che ho osservato, quando, dopo giornate di pioggia, se ne raccoglievano tante. Se ne prendi una in mano, si mette a camminare, meglio, a strisciare sul palmo della mano; se la sfiori, si ritira nella conchiglia. Se non fai attenzione, è facile che, camminando, la schiacci. Un mio amico diceva:"Puo' venirmi l'impulso di uscire per strada e ammazzare qualcuno ma non per questo lo faccio". Ma può venire l'impulso di cuocere una lumaca e di mangiarla: che problema c'è?. Ci sono impulsi compatibili con la civilizzazione, altri molto meno, altri no. A cosa conviene educare un bambino? E una bambina? Ci sono differenze? Ci sono priorità?

lunedì 2 marzo 2009

Inoltre ricordare che tutto quello che non viene coltivato finirà per inaridire. Quando un vento impetuoso spazza via tutto, bisognerebbe tenere strette le cose che abbiamo amato, perchè quello che è andato non torna più. Ci sono cose, e non sono solo cose, cui eravamo noi a dare vita : è una notte così.
Quante cose belle ci sono nella vita ( anche brutte, s'intende) e come è facile lasciarsele sfuggire. Possono essere semplici, banali, complesse: benchè formalmente comuni, portano la nostra impronta, l'impronta della nostra percezione. Persa quell'impronta, noi non le riconosciamo più. Possiamo sentirne parlare, possiamo vederle rappresentate ma ci sfuggono. Ci sfugge un granello di sabbia, un abbaiare di cani, il profumo della buccia di un mandarino, lo spessore di un certo tipo di carta,l'odore della terra bagnata dalla pioggia, lo sfrecciare delle rondini, le voci dei bambini che giocano nella strada, certe risate, di notte ,davanti a una pizzeria, certi voli di uccelli da un ramo all'altro, il rumore delle foglie secche sotto i piedi, il rumore del mare, certi temporali e altro ancora.Non è solo questo e, naturalmente, non può essere solo questo ma perderlo o lasciarselo togliere, non so dove possa portare. Sono, probabilmente, illusioni ma fanno parte della vita di tutti. Se il peso della vita le dissolve, ne sentiremo la mancanza e ci saranno meno sfumature. Non auguriamo a nessuno di farne a meno.