mercoledì 18 novembre 2009
ABBIAMO TUTTE LA STESSA STORIA da "Tutta casa, letto e chiesa" di Franca Rame
Nel centro della scena vuota un praticabile scosceso delle dimensioni di un grande letto sul quale è distesa una ragazza. Luce bassa. FRANCA: No, no, per favore... per favore... stai fermo... non così, non mi fai respirare. Aspetta... Sì che mi piace far l’amore, ma vorrei... ecco, un po’ più di, come dire? Mi strizzi dappertutto! Tirati su... Piantala! Mi bausci tutta la faccia... No! Nell’orecchio no! Sì, mi piace, ma mi pari un frullatore con quella lingua lì! Ma quante mani hai?! Fammi respirare. Mamma mia, come pesi... Cos’hai mangiato oggi?!... Tirati su, ho detto! (Si tira su lentamente come se si liberasse dal peso del corpo dell’uomo, ponendosi a sedere di fronte al pubblico) Oh, finalmente! Sono tutta sudata! Ti sembra il modo di fare all’amore?... Sì, mi piace, mi piace fare l’amore, ma vorrei farlo anche con un po’ di sentimento... Ma che c’entra il sentimentalismo? Ecco, lo sapevo che saltavi fuori a dire che sono stronza romantica e fumettara!... Ma certo che mi va di fare l’amore, ma lo vuoi capire che non sono un flipper, che basta metterci dentro le 100 lire si accendono tutte le lampadine e tun trin toch toch... den den den... din!, e lo puoi sbattere come ti pare! Non sono un flipper! A me se mi sbatti, vado in tilt! Possibile che se una di noi non si mette subito in posizione comoda, su la sottana e giù le mutande, gambe divaricate e ben distese, è subito una stronza complessata, con le pruderie dell’onore e del pudore inculcate da una educazione reazionaria imperialista capitalistica massonica conformista astroungarica cattolica repressa?.. Sono saccente eh? E la donna saccente rompe i colions! Meglio la cretinotta con la risata erotica... (Ride basso, erotico sgangherato) Va’ via... Lasciami perdere... (Canterella nervosa, poi lancia un piccolo grido) Cosa mi tocchi?... Lo sai che non voglio... (Arrendevole) No, non sono offesa... E va bene, facciamolo, questo amore! (Si ridistende di profilo al pubblico; dal cambio di tono, s’intuisce che ha ripreso il rapporto sessuale) Pensare che quando vuoi, sai essere così dolce... quasi umano! Proprio un compagno! (Diventa languida, parla con voce trasognata) Con te mi riesce di parlare di cose che normalmente non riesco neanche a dire... cose perfino intelligenti. Ecco, tu mi fai sentire intelligente! Con te mi realizzo... E poi tu non vieni con me solo perché ti piace come faccio all’amore... ma anche dopo, resti con me... e io parlo e tu mi ascolti... (Sempre più languida) Tu parli e io ti ascolto... parli, parli e io... (languidissima) e io... (Si capisce che sta per raggiungere il cosiddetto “orgasmo”... ovviamente solo dal tono di voce!!) E io... e io... (Cambia completamente tono. Di colpo è realista e terrorizzata) Resto incinta!! (Implorante) Fermati... fermati... (Perentoria) Fermati!! Ti hanno caricato con la chiavetta? (L’uomo s’è finalmente bloccato). Devo dirti una cosa importante... Non ho preso la pillola... No, non la prendo più... mi fa male, mi fa venire due seni che sembrano le cupole di San Pietro. Sì, va bene, continuiamo... ma ti prego, fai attenzione... Non ti dimenticare cos’è successo quella volta là... come sono stata male! (Cambia tono) Sì, lo so, anche tu sei stato male, ma io di più se non ti spiace! Sì, continuiamo, ma stai attento... (Hanno ripreso a fare l’amore. La ragazza resta qualche secondo immobile in silenzio ad occhi spalancati poi nervosamente batte il piede per terra. Guarda il suo immaginario partner e gli bisbiglia con voce piena d ’apprensione) Stai attento! (Si estrania ancora, poi gli ripete con altro tono di voce) Stai attento!!! (Seccata) No, non riesco! Non riesco! Questo fatto dell’incintamento m’ha ghiacciato il sangue nelle vene!!... Il diaframma? Sì, lo uso, ma tu non mi avevi detto che oggi... e poi quel coso di gomma nella pancia non mi piace... mi fa impressione... mi pare di avere dentro un chewing gum... (S’intuisce che l’uomo si è staccato dalla donna. Lei ritorna a sedere, dispiaciuta, di fronte al pubblico) Ti sei spoetizzato? Beh, mi dispiace! Però è perlomeno buffo: io non voglio restare incinta e lui si spoetizza! (Via via, con più rabbia) E tu saresti un compagno? Sai che compagno sei tu? Sei un compagno del cazzo. O yes! È con quello, che ragioni. È lui, il tuo compagno! È lui che è rimasto cattolico imperialista plutocrate massonico represso. Se lo guardi bene ha in testa la papalina da cardinale... con i gradi da generale, e il fiocco da fascista!! Sì, fascista!! (Indignata) Villano! (Le viene da piangere) Una cosa così, a me, non la dovevi dire... (Piange) Dirmi che ragiono con l’utero... Certo che piango, mi hai offesa, mi hai! (Si distende come se l’uomo l’avesse spinta con forza) Ma come, io piango e tu ti ecciti?! Ma, ma... sì, sì... facciamo all’amore... (Piena d’amore) Anch’io, anch’io ti voglio bene... la colpa non è tua... la colpa è della società... dell’egoismo... (diventa via via più languida) dell’imperialismo... delle multinazionali... dell’energia nucleare. Fermati! Ma perché la parola “energia nucleare” ti eccita tanto! (Cambia tono) Fermati... fermati!! (Si lascia andare come senza vita. Senza tono, con voce piatta) Non ti sei fermato! (Disperata) Sono incinta! (Lo spinge via) Sono incinta... (Gridando) Sono incinta!!! (Cambio di luce: da tenue a violenta. La ragazza si mette a sedere girata dalla parte opposta rispetto al luogo dove stava il fidanzato. Ora è come se si trovasse in uno studio medico. La sua interlocutrice è una levatrice) Sì signora, sono incinta... quasi tre mesi... Sì signora, ho fatto le analisi... Sì signora, mi stendo... (Si stende profilo al pubblico) La prego, faccia piano... Sì lo so che non fa male, che è solo una visita, ma sono nervosa... da noi non c’è questo tipo di educazione... Sì, ho già fatto un aborto, tempo fa... senza anestesia né parziale né totale, come dire “da sveglia”... È stato tremendo... un dolore! La cosa peggiore però è come mi trattavano... come fossi una puttana! E non potevo nemmeno gridare: “Taci, – mi dicevano, – hai sbagliato, paga!!” (Cambia ono. Fa cenno con le dita, che intende di aver pagato oltre che col dolore anche col denaro) E ho pagato! Adesso il mio aborto (si rimette a sedere) lo voglio fare bene... non voglio sentire male, anestesia totale! Mi voglio fare una dormita! Non voglio sentire niente di niente... non voglio sapere niente... nemmeno il giorno che mi fate l’aborto... voi mi addormentate una settimana prima, poi con calma, quando avete tempo... (Cambia tono. Seria) Un milione? Un milione?! Sono aumentati i prezzi eh!?... Sì, sì, mi rendo conto: l’anestesista, il rischio... (Cambia tono) Un milione?!... Lo so, signora, che c’è la Legge! È proprio dalla 194 che vengo... Non le dico come sono impazzita per trovare un medico che mi facesse il certificato d’aborto, l’ospedale che mi mettesse in lista... Finalmente mi mandano a chiamare, entro: obiettavano tutti! Un solo medico faceva aborti... stanco morto... tutti gli altri obiettavano. Obiettavano le infermiere, quelli delle analisi, il cuoco... che obiettore il cuoco! Roba che se non ci fossero state quelle ragazze che occupavano il reparto, saremmo morte di fame. Poi è arrivata la polizia, ha caricato le ragazze, le ha sbattute fuori. Io mi sono spaventata e mi sono detta: “Con questa Legge, va a finire che mio figlio mi nasce di ventiquattro anni... col militare già fatto, belle che disoccupato, pronto per emigrare in Germania! Vado a farlo clandestino...” (Cambia tono) Un milione! Adesso capisco perché obiettano i ginecologi... chiamali fessi! Un milione ad ogni obiezione e diventano miliardari sulla nostra pelle! Altro che cucchiai d’oro! (Si alza decisa) No, signora, non lo faccio... No, non è per i soldi, me li potrei far prestare... È che non accetto il ricatto... c’è una Legge, rispettatela! (Cambia tono. Riflessiva)... E poi, prima o poi, un figlio bisogna farlo... già che ci sono... me lo tengo... (Ha finalmente deciso) Mi realizzo... Sì, mi realizzo! (Esaltandosi, a squarciagola) Mi realizzo!!! (Sale, spalle al pubblico, sul praticabile. Felice grida) Maternità! Maternità!! Maternitàaa!! Terzo mese, quarto mese, quinto mese. (Si volta verso il pubblico) Il seno cresce, il ventre cresce... Via con gli esercizi ginnici preparatori a una buona gestazione! Uno, due, tre, quattro! Flessione: uno, due, tre, quattro! (Esegue) Respiro del cane (c.s.) aha, aha, ahah... Distendersi: uno, due, tre, quattro. Respiro del cane (c.s.) aha aha aha... più forte... (Respira più velocemente) Mi gira la testa... Svenimenti..(Si lascia andare come svenuta per qualche secondo) Oh, nausea... Ooh, si muove! (Scivola a sedere faccia al pubblico) La creatura si muove! Come un frullio d’ali! (Come in estasi) Che cosa dolce, dolce... (Cambia tono) Dolce! Gelato... gelato... che voglia di gelato, alla panna con spaghetti, acciughe, melone e salame!! (Tono professionale come fosse una levatrice che parla a lei) Grido acuto con l’addome: (esegue) aaah. Pìù fondo: (c.s.) aah (Incalzante) Più fondo... (Si blocca di colpo. Lentamente si distende al centro del praticabile, testa al pubblico) Ci sono, ci sono... Sì, signora, mi stendo... Sì signora sono calma... Sì signora, respiro del cane... ah, ah... Sì, spingo... o dio come sto male, sto male. Ahia... ahi! (Urla di dolore) Non ce la faccio più... fate qualche cosa... Ahia... Ahi... Dov’è lui? Dov’è lui?... Fuori?... Cosa fa?... (Cambia tono) Fuma nervoso! (Si mette a sedere roteando verso il pubblico) Poverino!! È nervoso!... È teso!! Non poteva essere più teso prima, quando mi ha messo incinta?! (Si rivolge direttamente alle donne presenti in platea) Io non so voi, ma a me, ’sto fatto dell’incintamento della donna SEMPRE e del maschio MAI, non mi va giù! Contesto! Ce l’ho fisso nel cervello... me lo sogno perfino alla notte. Mi sono sognata che il mio lui aveva i seni! Belli! Grossi! Rotondi!! Io volevo toccaccionarglieli un po’ e lui: “Non toccare i miei senini! La mia mamma non vuole!” Chissà cosa credeva d’avere lì! E mi ha spiegato che lui è un femino, un uomo femino, che è una razza speciale di uomini... che, se hanno un rapporto sessuale con una femmina e non hanno preso l’anticoncezionale, restano incinti! (Si gira verso destra come se seduto al suo fianco ci fosse il fidanzato. Mima di toccargli il seno) Pot, pot! Come sei bello... dài, stenditi... (Si stende come se l’uomo fosse sotto di lei) Su, spogliati che ti devo parlare... Che c’è?... Ti sento nervoso... teso... Non hai preso la pillola?... Non importa! Ti amo lo stesso! Non fa nulla se non hai preso la pillola... se resti incinto c’è la 194 che ti protegge... Se no, te lo faccio fare clandestino, anestesia totale, pago tutto io... se invece vuoi farlo il tuo bambino, ti sposo... (Incalzante) Dài, facciamo l’amore, facciamo l’amore, non fa nulla se resti incinto: l’uomo si realizza solo se diventa MADRE! (Grida) Madre! Madreee! (Dalla posizione precedente si ribalta mettendosi supina) È nato! E nato !! (Si mette a sedere guardando verso centro platea. Piena di speranza) È un maschio?... (Tesa delusione) No?... (Allibita) Cos’è?!! (Accompagna con gesti mimici quello che dice. In questo momento è la levatrice) Sculacciamento del neonato: stciac stciac! Vagito! Ueé ué! Taglio del cordone ombelicale: stciac! Nodo! Immersione nel catino di acqua bollente: stciac... Fredda: stciaff stciaff! Pesare: quattro chili scarsi! (Torna ad essere la madre, la bambina ora è sulle sue ginocchia) Bella la mia bambina!... Allattare. Iniezione! Vaccino. Altra iniezione. Clisteri. Flocc! Quanta bella cacca! Vomito. Allattare (mima di succhiare) ciop ciop. Ricostituente. Omogeneizzati. Vitamine. Cici, cici, cara. Bella, ridi, ridi. No, non piangere. Fai il ruttino. To’ i giocarelli... oh che belli, ci, cin, cin, trin, cin, cin! No, non buttare per terra. To’, la pappa. No, non sputare. No, cucchiaio per terra! Aahm, la pappona. Non vomitare. Cattiva! Cresci, cresci, bella bambina della mamma! Mettiti qui (mima di farla sedere alla sua destra) che ti racconto una bella storia... (Per tutta la durata della storia, si sposta, e cambia voce a seconda del personaggio che interpreta) Dunque, c’era una volta una bambina tanto carina che aveva una bella bambolina. Anzi, la bambola non era bella, era tutta sporca, spellacchiata e fatta di stracci, e diceva delle parolacce tremende che la bambina imparava e ripeteva. “Ma chi ti ha insegnato ’ste brutte parolacce?” le chiedeva la mamma. “La mia bambolina”, rispondeva la bambina. “Sei una bugiarda! Sono i maschiacci che te le insegnano”. “No, è la mia bambolina... Avanti, bambolina, di’ qualche parolaccia alla mamma!” E la bambolina, che obbediva a tutto quello che chiedeva la bambina, perché lei le voleva bene, giù a dire una gran sfilza di parolacce tremende: “Porca puttana! Stronzo! Mi piaci un casino! Culo! (Scandendo come uno slogan) Cu lo, cu lo, cu lo!!” Ouhuu!! La mamma, tutta rossa di rabbia, strappa la bambolina dalle mani della bambina, spalanca la finestra e... trach, la scaraventa giù nel prato su un mucchio di immondizie. “Mamma cattiva, mamma cattiva...” dice la bambina, corre nel prato, ma in quel preciso momento passa un gattaccio rosso, che afferra la bambolina tra i denti e se la porta via nel bosco. È notte... È buio... La bambina è piccola... ha paura... “Mamma, mamma...” A un certo punto, lontano lontano, vede un lumino piccolo... Va verso questo lumino piccolo... Cos’era? Un nanetto piccolo, che stava in cima a un fungo grosso, e faceva la pipì fosforescente! “Nano, nanetto, hai visto un gattaccio rosso con in bocca una bambolina di pezza che dice parolacce?” “Eccolo lì”, fa il nano con fuori il pipì, e trach, fa un gran getto di pipì addosso al gattaccio rosso che casca per terra morto stecchito i Che si sa, la pipì dei nani è un veleno tremendo per i gatti! “Grazie, grazie!” si mette a gridare la bambina. La bambolina tutta inzuppata di pipì: “Chi è quello stronzo faccia di merda che mi ha ammazzato il mio gattaccio rosso... che io ci volevo così bene, che mi picchiava, mi faceva un sedere così, mi metteva sotto, mi faceva lavorare, mi faceva le brutte cose ma a me piaceva lo stesso! Mi faceva fare la serva, io piangevo, ci stavo male, ma mi piaceva ancora di più, perché dopo tutto mi faceva sentire una femmina e anch’io avevo il mio MASCHIO! E adesso senza il mio gattaccio come faccio?... brutto stronzo... faccia di merda... culo! Nano culo! Na no culo nano culo!! Il nanetto: “Oh, come mi piace ’sta bambolina che dice le parolacce, quasi quasi me la sposo!” “No, me la sposo io!” Si sente una voce terribile nel buio del bosco, non più rischiarato dalla pipì fosforescente del nano... Chi era? Oh, che paura!! Un lupo, tremendo, con dei dentacci lunghi così! “Me la sposo io!” “Non lo voglio, – dice la bambolina, – non lo voglio, quel rottoinculo di quel lupo lì”. “Non sono un rottoinculo! Sono un ingegnere elettronico, che una strega cattiva ha tramutato in un lupo... tant’è vero che ho il lampograf nel taschino... Ma se questa bambina vergine mi dà un bacio sulla fronte, salta fuori un giovane professionista, bella presenza, settentrionale, a scopo affettuosa amicizia offresi!” La bambina bacia il lupone e... trach!, salta fuori un elettronico di bellezza disumana!... Che dalla gran contentezza fa un gran peto dal sedere sulla faccia del nano che casca in terra stecchito! Che si sa, i peti degli ingegneri elettronici sono velenosissimi per i nani. Come lo vede la bambina s’innamora pazzamente: “Oh, com’è bello, com’è bello!” E l’ingegnere, siccome era passato un sacco di tempo e la bambina era cresciuta... le erano spuntate quelle cose rotonde che le donne hanno davanti... e anche di dietro... che gli ingegneri elettronici vanno pazzi per quelle cose lì rotonde... è proprio una scelta di facoltà la loro... “Ci ho ripensato, – dice, – non sposo più la bambola, ma sposo la bambina coi seni pimpanti e il culetto tondo!” Detto fatto, si sposarono e vissero eternamente... eternamente felici! Il giorno dopo... la bambolina: “Assemblea, assemblea! Cari sposini di merda! Basta, eternamente felici! Io qui mi rompo i coglioni a vedervi il giorno che fate un sacco di smorbierie e cicip e ciciap, e a me mi emarginate. E che poi lui se ne va a fare l’elettronico, e tu sposina culetto tondo stai lì a smoccolare fino a sera che lui torna... ti sbatte sul letto e cicip e ciciap! E anche alla mattina mette la sveglia due ore prima e cicip e ciciap... e anche dopo mangiato, che fa male alla salute... cicip e ciciap”. “Ma io sono tanto felice, – dice la bambina donnina che adesso aveva già la pancina gonfiettina, – sono tanto innamorata!” “Non dire stronzate, – ha risposto la bambola di pezza, – non cacciare balle... “sono felice”, ma se non ho mai visto una cogliona più triste di te! Cogliona com’ero io quando stavo col gattaccio rosso... ma con quello bene o male, se volevi, potevi farla anche fuori politicamente, ma con questo elettronico cosa fai fuori che cosa?” “Senti, bambola di pezza schifosa, – ha gridato l’ingegnere bella presenza a scopo affettuosa amicizia offresi, – o la pianti di montarmi contro la moglie o ti sbatto nel cesso!” La bambolina volgare: “Vai tu al cesso, caro ingegnere... Vai a cagare!” A un elettronico! “E va bene, ci vado... ma ti porterò con me, e ti adopererò per pulirmi il sedere!” Detto fatto, l’ingegnere elettronico prende su la bambolina di pezza e va al gabinetto e si chiude dentro. “No, no, ti prego, non farlo marito mio, non fare una cosa così alla mia bambolina... apri!” “No, non apro! Sono qui con giù i calzoni e adesso mi pulirò il sedere!!” In quel momento si sente un urlo terribile dell’ingegnere: “Ahaaaaa!” Un urlo elettronico!! Cosa era successo? Che la bambolina mentre lui si puliva il sedere... TRACHETE!, si è infilata dentro... con la sua testolina... che le uscivano solo i piedini. “Aiutami, moglie mia, è successa una disgrazia! La bambolina dispettosa mi si è infilata nel sedere... tiramela fuori!” “Tiro, tiro, ma non viene...” “Tira più forte!” “Non viene...” “Ahiuoiu, che dolore! Mi pare di morire... mi pare di partorire! Aiuto!... Moglie, chiama subito la levatrice!” La moglie ubbidisce, va a chiamare la levatrice. Come apre la porta di casa... le vie del Signore come tutti sanno sono infinite... passa proprio di lì una levatrice... con sul grembiule scritto LEVATRICE... all’incontrario, come AUTOAMBULANZA. “Oh, signora levatrice, è il cielo che la manda! Si accomodi... ho una disgrazia in famiglia...” Quando la levatrice si trova davanti al sederotto dell’elettronico, con le gambine che escono fuori, con su le scarpette... dice: “Che previdenti!, ci avete già messo le scarpette! È suo marito?” “Sì...” “Parto difficile! Nasce di piedi!” E poi scoppia a ridere, ma a ridere!... E come tutte le donne... (al pubblico) anche a voi... sapete cosa succede quando ci prende il fou rire... (Grida) “La pipì! Mi scappa la pipì... Son levatrice sì, ma son fatata... e ne faccio tanta... aiuto!... Non voglio far disastri... allagamenti... Non voglio morti, non voglio morti! Datemi un secchio!” Le dànno un secchio, fa tutta la sua pipì, dignitosamente... guardando l’infinito... come fanno gli uomini quando fanno pipì all’aperto... Quando ha finito, dice: “È fatata, dàlla da bere a tuo marito, lo farà andare di corpo”. L’ingegnere: “Siamo cretini in questa casa che adesso bevo la pipì di quella levatrice lì... che non la conosco neanche!” “Te la presento...” “No! Non voglio conoscerla!” “Ma amore, devi andare di corpo!” “Ah sì, è vero. Mettici un po’ di vermouth, angostura, marsala, due gocce di limone... (Mima di bere dal secchio) Buona, guarda cosa ti dico: è buona! Volete favorire?” “No, no, bevi pure tu...” E lui beve, beve... e la pancia si gonfia, si gonfia... e beve... e si gonfia... E: pam!... Scoppia! E dell’ingegnere non c’è rimasto neanche un pezzo di pelle piccola così, neanche la penna lampograf che lui ci teneva tanto! La bambolina invece è lì, tutta intera, che ride come una matta. “Hai visto, – dice alla sua amica bambina cresciuta, – stronza di una cogliona! Ti ho liberato dall’ingegnere! Adesso sei padrona del tuo corpo, delle tue scelte, di te stessa, sei LIBERAAA! Andiamo?” La bambina cresciuta prende la sua bambolina e se la stringe forte forte al petto e piano piano... la bambolina sparisce dentro al suo cuore. Ora, la bambina cresciuta è sola, su una strada lunga lunga... Cammina, cammina, arriva sotto un grande albero. Sotto ’sto albero ci sono tante bambine cresciute come lei, che le fanno una gran festa: “Siediti qui, con noi. Stiamo raccontandoci ognuna la propria storia. Comincia tu...” dicono a una biondina che c’era lì. E la biondina comincia: “Io quando ero piccola avevo una bambolina di pezza che diceva delle parolacce tremende”. “Anch’io!” “Anch’io!” “Anch’io” – scoppiano a ridere tutte le ragazze in coro. E una fa: “Chi l’avrebbe mai detto: abbiamo tutte la stessa storia... tutte: la stessa storia da raccontare”. Buio. Stacco musicale."
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