lunedì 30 giugno 2008

"All'adolescente che gli camminava al fianco mio padre insegnava che l'uomo che studia se stesso non soltanto si analizza ma si crea. E suggeriva di tenere un diario. A dieci anni già scrivevo.
Trascorsero altri anni e un giorno gli sottoposi i primi saggi letterari in cui mi ero applicato forse con qualche goffaggine in un tentativo di affermare la mia originalità. Mi canzonò con dolcezza: Niente di più comune del credersi fuori del comune. E aggiunse: Le idee anche quelle che ci sembrano le più intime e personali si sottraggono al tempo come se provenissero da un originario tesoro dell'anima da cui si levi lo spirito effimero dell'essere individuale. Non siamo noi a fare le idee ma sono le idee a farci, come una pianta che darà fiori e frutti e semi per poi appassire e morire".

da Roland Jaccard, I cammini della disillusione

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