giovedì 19 giugno 2008


"Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida scorta per avventura tra le petraie d'un greto, esiguo specchio in cui guardi un'ellera i suoi corimbi; e su tutto l'abbraccio d'un bianco cielo quieto. Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano, se dal tuo volto s'esprime libera un'anima ingenua, o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua e recano il loro soffrire con sé come un talismano. Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie sommerge i crucci estrosi in un'ondata di calma, e che il tuo aspetto s'insinua nella mia memoria grigia schietto come la cima d'una giovinetta palma".

Questo è il testo della lirica di Montale, "Ripenso il tuo sorriso", proposto ieri agli studenti, in occasione dell'esame di maturità, perchè commentassero il ruolo della figura femminile e dell'amore nella poesia di Montale.Qualcuno già sapeva che non si trattava di una "fanciulla" ma di un amico o , comunque, di una figura maschile il cui ricordo offre riposo e ristoro.In effetti: "o lontano"e "dei raminghi" potevano invitare a una certa cautela.

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