venerdì 30 maggio 2008


Dal bel film di Paolo Sorrentino, "Il divo", una frase attribuita al personaggio Andreotti:
«La nostra, inconfessabile contraddizione: perpetuare il male per garantire il bene. Tutti a pensare che la verità sia una cosa giusta e invece è la fine del mondo. E noi non possiamo consentire la fine del mondo in nome di una cosa giusta. Abbiamo un mandato, noi. Un mandato divino. Bisogna amare così tanto Dio per capire quanto sia necessario il male per avere il bene. Questo Dio lo sa. E lo so anch' io».

giovedì 29 maggio 2008

Alcuni versi di Renè Char:
"On ne peut pas commencer un poème, sans une parcelle d’erreur sur soi et sur le monde, sans une paille d’innocence aux premiers mots."
Nel suo libro, "L'uomo che non credeva in Dio", che è un viaggio di un'anima, ad un certo punto, Eugenio Scalfari dice di essersi liberato "dalla necessità, che è sempre incombente, di trovare un senso ultimo. Non ci sono alternative alla vita e dunque il suo senso altro non è che viverla". Eppure mi viene in mente una considerazione di un altro uomo, Castoriadis, quando diceva (più o meno):" Non è di latte e sonno che gli uomini hanno bisogno ma di senso". Dunque , ad un punto avanzato del suo viaggio, Scalfari, decidendo di non cercare un senso ultimo, un senso l'ha trovato .Presumere che qualcuno sia tanto "semplice" e "innocente" da non avventurarsi nella ricerca di un senso mi sembra un atto di superbia. Presumere che esista un qualche Mr. Smith, che per qualcuno, cioè, la vita sia una passeggiata, anche questo mi sembra un atto di superbia. Ci sono tanti modi di acquistare la consapevolezza che riconcilia la mente e il mondo: a volte è persino il prodotto di una necessità materiale("c'è il rango di quelli che hanno la pancia piena e c'è il rango degli affamati". E' un'affermazione brutale ma incontrovertibile).

mercoledì 28 maggio 2008

Per chiudere questa giornata di chiacchiere, un aforisma di Karl Kraus:"Prima di dover subire la vita, bisognerebbe farsi narcotizzare."

"Doinel è scappato!"

Solo un'immagine dal film di Sydney Pollack"Non si uccidono così anche i cavalli?"
Nel film "Michael Clayton" di Gilroy,cui accennavo a proposito della breve apparizione di Pollack, ci sono temi eticamente forti.C'è, per esempio, quello dell'indifferenza, una grave malattia morale, che ha tante facce( e oscilla tra l'indifferenza verso i propri più autentici accordi e disaccordi e l'indifferenza verso quelli degli altri). I nodi, come ci illustra il film, possono venire al pettine anche tramite un'esplosione di follia non più trattenuta dai farmaci, ammortizzatori della coscienza. Allora la pietà ambigua verso se stessi può diventare pietà liberatrice verso gli altri.Anche su questo film riporto alcune considerazioni di Roberto Escobar, "spettatore"cinematografico del "Sole 24 Ore":Il male che noi facciamo, dice l'avvocato a Michael, è il risultato di una serie continua di scelte. E forse farebbe meglio a dire: di scelte mancate. Passo dopo passo, sì dopo sì, indifferenza dopo indifferenza, ogni dettaglio scompare, e con esso scompare la capacità di sentire e vedere, e di mettere in questione le proprie azioni. Il denaro diventa allora la misura e la giustificazione di tutto. E a questo punto, il resto non ha più valore. Proprio così fa Karen, a difesa della sua carriera: passo dopo passo, sì dopo sì, indifferenza dopo indifferenza, diventa assassina. E se qualche scrupolo la assale, ben volentieri ne sopporta il peso."

E' morto il regista Sydney Pollack.Ricordo un volto simpatico e sorridente, visto in qualche foto e in qualche filmato.Ricordo alcune sue piccole partecipazioni, come attore, in film come "Eyes Wide Shut "di Kubrick e il recente "Michael Clayton "di Gilroy. E' stato ,come si dice, un regista di successo( ha vinto un Oscar con" La mia africa") .Tra i suoi film quello che mi e' rimasto nella memoria è "Non si uccidono così anche i cavalli": c'era una giovane e bravissima Jane Fonda, una diperata gara di ballo e c'era gente alla deriva.

martedì 27 maggio 2008

A proposito di "Gomorra", il film di Matteo Garrone che ha ottenuto a Cannes il premio Grand Prix, riporto la conclusione della recensione di Roberto Escobar al film( si può leggere sul Sole 24 Ore, 18 maggio 2008). Dopo aver ricordato che Franco ( interpretato da Toni Servillo) è certo di avere contribuito a portare l'Italia in Europa, comprando terreni in cui nascondere scorie inquinate, un affare che gli appare normale, perchè esteriormente "pulito", Escobar aggiunge:"A parte qualche cenno di speranza che si perde sullo sfondo, il grande film di Matteo Garrone e Roberto Saviano racconta una catastrofe, appunto. E si tratta di una catastrofe clean, come dicono in America". Alcuni spettatori, confrontando il libro di Saviano con il film, hanno lamentato proprio l'assenza di speranza che, nel libro era assicurata dallo sguardo di Roberto, l'autore, testimone "pulito" interiormente.Quando un testo preesistente ha un valore, i confronti sono scontati.D'altra parte un film è altra cosa rispetto ad un libro e qui, probabilmente, una differenza forte sta proprio nell'autorappresentazione del mondo camorristico, che si racconta da sè.Perciò non c'è luce e, se c'è, è molto fioca: viene, per esempio, dal personaggio (Roberto) che decide di non lavorare più per Franco e dalla tensione del ragazzino Totò, quando gli viene chiesto di tradire ( condannandola a morte) la signora a cui era molto legato:"M0' ci penso". Ma gli rispondono:"Tu non devi pensare".

lunedì 26 maggio 2008

  • Ai miei tempi, per cinque marchi ti curava Freud in persona. Per dieci marchi, ti curava e ti stirava i pantaloni. Per quindici marchi, Freud lasciava che tu curassi lui, e questo includeva una scelta fra due contorni. (Woody Allen)

venerdì 23 maggio 2008

"Perciò l'auto-etica di cui mi faccio interprete non è affatto espressa da una norma arrogante, nè da un melodioso vangelo: essa è lo scontro con la difficoltà di pensare e di vivere. In definitiva, se vi fosse bisogno di un termine che possa racchiuderne tutti gli aspetti, credo che il suo senso possa essere solo quello della resistenza alla crudeltà del mondo."

Edgar Morin, I miei demoni

venerdì 16 maggio 2008


"Come musicista sono un idiota e se dovessi scegliere tre parole per definire la mia intera carriera direi:"un artista fallito", ma se sapessi che il mondo sta finendo- e di questi tempi non si sa mai - correrei a incidere non tre suoni, ma tre canzoni jazz che amo moltissimo. Quelle vorrei che fossero conservate per sempre". Woody Allen

Geniale come artista ( gli accordi), fallito nella vita( i disaccordi), ossessionato dalla grandezza di Django Reinhardt:questo è Emmet Ray, il leggendario musicista di cui Allen racconta la caotica esistenza nel film che dà il titolo a questo blog.

Naturalmente è bene accompagnare l'ascolto del grande Django Reinhardt con la visione del film di Woody Allen, Accordi e disaccordi, che ha come protagonista Sean Penn (grandi tutti e tre, ognuno a suo modo).

martedì 13 maggio 2008

Montaigne: "chi insegnasse agli uomini a morire, insegnerebbe loro a vivere"

giovedì 8 maggio 2008

Poesia di Santiago Montobbio

¿DE ¿DE PARTE DE QUIÉN?

En nombre de Dios abandonamos las señales en el aire.

Nos quedaba el vivir, el vivir sin trabas,

en nombre de nadie. No apostamos por él

(nosotros, jamás apostamos), pero éramos jóvenes

o tenían aún luz las palabras

de unos versos extraños

que el corazón cifraba.

La tarde era una niña a quien abrazábamos

riendo en la mañana falsa, y el alcohol

y su excitante plata, que luego fatiga y araña,

nos hacía andar sin camino, mas fuera de prisa.

Era dulce no tener principio y menos aún destino.

Era dulce estar en el aire, atravesar el tiempo,

ser el vivir que no sabe o sólo nace

cultivando cuerpos que dormían como naranjas buenas

tras los ojos.

Pero llegó la noche, última, terrible y sin aviso,

para segarnos las miradas y del amor dejar asfalto.

Fueron las ciudades un insomnio y cualquier alma

se hacía pequeña en sus estanques. Adiós y sangre,

adiós continuo los gestos, los verbos y los días.

No teníamos nada: ni cornisas torpes, ni palabras caducas,

sólo ciudad e insomnio, un cartón sin colores

para recortarnos en él y no tener padre.

Entonces mordimos el cartón y miramos al aire.

Qué buscábamos pájaros muertos lo saben:

un olor de mañana sobre una risa afable.

Quizá no debíamos, nosotros, los perdidos.

Pero lo hicimos, e intentamos que una lluvia volviera

sobre las derrotadas estancias, y para vivir nomás,

para vivir sin tener que hacerlo en nombre de nadie.

Hablo en plural para fingir no estar tan solo,

o quizá es que en esta noche ya soy todos.

(c) Santiago Montobbio

lunedì 5 maggio 2008

Dice un antico proverbio Zen: "I bambini vedono le montagne, gli adulti non vedono le montagne, i saggi vedono le montagne".

giovedì 1 maggio 2008






Anouk Aimée: c'è una mia amica che assomiglia, in modo vago ma sufficiente, a lei.
Potere dell'immaginazione .

Da "Manhattan" di Woody Allen


Le cose per cui vale la pena di vivere:


"il vecchio Groucho Marx tanto per dirne una,Willie Mays, Joe Di Maggio, il secondo movimento della sinfonia Jupiter, Louis Armstrong, l'incisione 'Potato Head Blues', i film svedesi naturalmente, 'L'educazione sentimentale' di Flaubert, Marlon Brando, Frank Sinatra, le incredibili mele e pere dipinte da Cézanne, i granchi da Sam Wo, il viso di Tracy".