giovedì 29 maggio 2008
Nel suo libro, "L'uomo che non credeva in Dio", che è un viaggio di un'anima, ad un certo punto, Eugenio Scalfari dice di essersi liberato "dalla necessità, che è sempre incombente, di trovare un senso ultimo. Non ci sono alternative alla vita e dunque il suo senso altro non è che viverla". Eppure mi viene in mente una considerazione di un altro uomo, Castoriadis, quando diceva (più o meno):" Non è di latte e sonno che gli uomini hanno bisogno ma di senso". Dunque , ad un punto avanzato del suo viaggio, Scalfari, decidendo di non cercare un senso ultimo, un senso l'ha trovato .Presumere che qualcuno sia tanto "semplice" e "innocente" da non avventurarsi nella ricerca di un senso mi sembra un atto di superbia. Presumere che esista un qualche Mr. Smith, che per qualcuno, cioè, la vita sia una passeggiata, anche questo mi sembra un atto di superbia. Ci sono tanti modi di acquistare la consapevolezza che riconcilia la mente e il mondo: a volte è persino il prodotto di una necessità materiale("c'è il rango di quelli che hanno la pancia piena e c'è il rango degli affamati". E' un'affermazione brutale ma incontrovertibile).
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