martedì 27 maggio 2008
A proposito di "Gomorra", il film di Matteo Garrone che ha ottenuto a Cannes il premio Grand Prix, riporto la conclusione della recensione di Roberto Escobar al film( si può leggere sul Sole 24 Ore, 18 maggio 2008). Dopo aver ricordato che Franco ( interpretato da Toni Servillo) è certo di avere contribuito a portare l'Italia in Europa, comprando terreni in cui nascondere scorie inquinate, un affare che gli appare normale, perchè esteriormente "pulito", Escobar aggiunge:"A parte qualche cenno di speranza che si perde sullo sfondo, il grande film di Matteo Garrone e Roberto Saviano racconta una catastrofe, appunto. E si tratta di una catastrofe clean, come dicono in America". Alcuni spettatori, confrontando il libro di Saviano con il film, hanno lamentato proprio l'assenza di speranza che, nel libro era assicurata dallo sguardo di Roberto, l'autore, testimone "pulito" interiormente.Quando un testo preesistente ha un valore, i confronti sono scontati.D'altra parte un film è altra cosa rispetto ad un libro e qui, probabilmente, una differenza forte sta proprio nell'autorappresentazione del mondo camorristico, che si racconta da sè.Perciò non c'è luce e, se c'è, è molto fioca: viene, per esempio, dal personaggio (Roberto) che decide di non lavorare più per Franco e dalla tensione del ragazzino Totò, quando gli viene chiesto di tradire ( condannandola a morte) la signora a cui era molto legato:"M0' ci penso". Ma gli rispondono:"Tu non devi pensare".
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